Puliamo il Mondo

legambiente,puliamo-mondo,bandera,Torna per il quarto anno consecutivo «Puliamo il mondo», iniziativa di Legambiente arrivata alla 21a edizione a cui aderisce il Comune di Bergamo.
Ieri all’ Urban Centre la presentazione dell’iniziativa, che si terrà domenica 29 settembre, con l’Assessore all’Ambiente Massimo Bandera, il presidente del circolo di Legambiente Bergamo Nicola Cremaschi e due volontari dell’associazione «Casa dei boliviani», armati di pittura e pennello, intenti a ridipingere un muro imbrattato dai vandali. L’obiettivo, oltre a ripulire la sporcizia in cui si imbatteranno i volontari strada facendo, è infatti quello di ripulire dai graffiti alcuni muri in via Gavazzeni e il cavalcavia di Boccaleone. L’invito degli organizzatori a partecipare è rivolto a tutti i cittadini. Unico requisito tanta buona volontà, all’attrezzattura (guanti, cappellino e pinza) ci pensa Legambiente. Spiega l’assessore Bandera: «L’idea è di pulire i muri dai graffiti, grazie alla collaborazione della comunità boliviana, come è stato fatto in occasione dell’iniziativa “Bergamo di tutti”. Un ottimo esempio di integrazione». «È una bella iniziativa di cittadinanza attiva, saremo in 50 volontari», commenta Rosita Ruiz, della Casa dei bo-liviani. A dare una mano anche 500 alunni dell’Istituto Mazzi.
Sempre ieri, in occasione della XII Settimana europea della mobilità sostenibile, sono stati esposti i mezzi ecologici del Comune, utilizzati da Aprica per la raccolta rifiuti e la pulizia delle strade. «In 4 anni da 19 mezzi non inquinanti siamo arrivati a 79 su 160, un obiettivo importante visto che non abbiamo aumentato le tasse sui rifiuti – spiega l’assessore Bandera -. E dopo il soffiatore elettrico c’è la prima spazzatrice a metano».

La nostra stupenda città verde

untitled.pngScrive nella presentazione dei «100 giardini di Bergamo» Maria Mencaroni Zoppetti, presidente dell’Ateneo di scienze, lettere e arti: «La città di Bergamo, inserita in uno straordinario giardino paesistico, riserva a se stessa e a noi tutti straordinarie sorprese, stimola ancora feconde fantasie… vivi, tra le pietre della Bergamo più antica, sono ancora gli orti e i broli dei conventi; i parchi ricchi di grandi alberi che ornano ancora i palazzi di nobili famiglie.
Solo dall’alto, però, potremmo vedere angoli di verde, cespugli fioriti, balze, filari, pergolati che si celano dietro case in apparenza prive di queste preziose attrattive, se non si fosse giunti a realizzare questo volume che è, innanzitutto, una testimonianza d’amore degli autori per la loro città». La continuità Il volume contiene contributi di diversi studiosi. Scrive l’architetto Barbara Oggionni: «I giardini e gli orti a Bergamo creano una continuità paesaggistica che si diffonde dal cuore antico e di pietra di Città Alta, fino ad arrivare alla distesa di campi aperti e verdi della pianura. Altri interventi sono stati scritti da Lucina Caravaggi, da Pino Capellini e dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Bergamo, Massimo Bandera. Ecco alcune parole di Lucina Caravaggi, docente di architettura del Paesaggio alla Sapienza di Roma: «Verde è la percezione del grande viale che indirizza la vista dalla stazione verso Città Alta; verde la scansione regolare dello spazio del Sentierone; verdi gli speroni e la quinta compatta che rende inconfondibili le mura venete… Come verde è il contesto, lo sfondo, le viste e il profilo dei colli… Dal mio primo soggiorno a Bergamo, nell’ormai lontano 1993, ho sempre affermato che in nessuna altra città mi è mai capitato di trovare altrettanta sensibilità, cura e cultura nei confronti dello spazio verde. Da questa cultura, che io credo “geneticamente costitutiva” della città di Bergamo, nasce quella sensazione di continuità che lega spazi verdi pubblici e privati…».
Massimo Bandera ha scritto un breve saggio dal titolo: «Il giardino come valore civico». Scrive fra l’altro Bandera: «La mia speranza è che, quanto più le persone inizieranno ad amare il proprio giardino e il giardino degli altri, tanto più crescerà la consapevolezza civica e culturale che il verde, pubblico e privato, è fondamentale per la nostra vita, per i suoi effetti positivi sulla stessa convivenza civile». Pino Capellini, giornalista dell’Eco di Bergamo, ha attinto alle sue memorie d’infanzia per parlare del «quartiere giardino» di Bergamo, il quartier Finardi: «Sul davanti di ogni abitazione si estendeva, verso la strada, un piccolo giardino dalle aiuole contornate da sassi; vialetti dal fondo di ghiaia, cespugli di fiori…».
P. A. – Eco di Bergamo – 14 Dicembre 2012

Bergamo sempre più “verde”

piazza vecchia 2.JPG“Giorno dell’adozione” per 300 bergamaschi chiamati a prendersi cura di una piantina ciascuno finché qualcun altro non avesse deciso di adottarla, in una sorta di «staffetta». Il primo ad aderire è stato proprio l’Assessore all’Ambiente Massimo Bandera. L’iniziativa è stata promossa dall’Università e da Arketipos in collaborazione con Comune, Vivaio Valfredda, studio Gpt e Orto Botanico. E sono state 300 le piantine “date in adozione” domenica 3 giugno in piazza Vecchia, in occasione del Greencrossing. L’iniziativa che si concluderà con il Planting Day, il 30 giugno, in un luogo ancora segreto, svelato solo una settimana prima dell’evento, durante il quale le piantine verranno restituite e messa a dimora in maniera definitiva.

Sopraluogo dell’Assessore al Baluardo di Valverde

IMG_0002b.JPGNei primi giorni di Febbraio, l’Assessore all’Ambiente Massimo Bandera ed il Consigliere Luisa Pecce, hanno effettuato un sopraluogo lungo il perimetro nord-ovest delle Mura per verificarne lo stato di conservazione, mentre prosegue il lavoro di sistemazione del lato nord-est. Al termine della visita, l’Assessore ha affermato : “Ottimo il lavoro fin qui svolto dai volontari di Orobicambiente ma molto lavoro resta ancora da fare per restituire alla città questo patrimonio, per poterlo valorizzare a fini turistici ed anche per renderlo maggiormente fruibile ai cittadini. Non dimentico l’enorme sforzo economico costato (oltre un milione di ducati d’oro nel 1500), la fatica dei nostri antenati (il lavoro di circa 5000 persone per 30 anni) il disastro urbanistico pagato (oltre 450 edifici tra case e chiese abbattute) per la sua costruzione. Poiché la maggior causa del degrado è imputabile ad una disordinata crescita della vegetazione, ritengo un dovere per me l’impegno per la sua conservazione e per poterlo tramandare integro alle future generazioni. Proseguiremo nell’intento di acquisirne dallo Stato la proprietà (è di quasi 10 anni fa la prima proposta di legge dei nostri parlamentari in tal senso) ed adeguati finanziamenti anche per l’istituzione di una manutenzione “ordinaria” e non  più solamente “straordinaria” e per affidare l’incarico ad un “Curatore del Patrimonio Mura” di monitorizzarne costantemente lo stato. Studierò inoltre la possibilità di costituire e ampliare zone verdi con percorsi pedonali attorno alla base, lungo tutto il perimetro”.